Motoscafo: storia

La storia del motoscafo I motoscafi non sono sempre stati come oggi appaiono ai nostri occhi. Le prime versioni, ad esempio, era costruite in mogano, tipologia di legno molto adatta grazie alla resistenza che caratterizza tale materiale. Il costo di tali versioni appariva molto elevato, tale da far apparire questo modello come un bene di [...]

Motoscafo

La storia del motoscafo

I motoscafi non sono sempre stati come oggi appaiono ai nostri occhi. Le prime versioni, ad esempio, era costruite in mogano, tipologia di legno molto adatta grazie alla resistenza che caratterizza tale materiale. Il costo di tali versioni appariva molto elevato, tale da far apparire questo modello come un bene di lusso, al quale pochi potevano accedere. Ad influire sul prezzo complessivo dell’imbarcazione era soprattutto il motore, che necessitava una lunga fase non solo di progettazione, ma anche di costruzione e manutenzione. Tali modelli venivano impiegati in gare o dimostrazioni di velocità.

Era il 1920 e il motoscafo rimaneva ancora un bene di lusso, creato con linee produttive ad hoc, senza alcuna possibilità di fabbricazione in serire.

Nello stesso periodo però, negli Stati Uniti, iniziavano a comprarire i primi prodotti fabbricati in serie, anche se con un costo che rimaneva comunque decisamente elevato, basti pensare che all’epoca il costo di un motoscafo equiparava quello di una abitazione modesta. La prima azienda che riuscì a produrre il primo modello competitivo di motoscafo fu la Chris Craft. In tale modello, il motore si trovava posizionato nella parte centrale dell’imbarcazione. L’aspetto della barca rimandava alla velocità e alla leggerezza, nel rispetto però della necessità di stabilità (che comunque non riusciva ad essere pari a quella richiesta).

Era questo il primo modello realizzato in serie, anche se l’eleganza e la ricercatezza delle finiture rendevano il costo comunque elevato. Un momento importante si registrò nel periodo in cui la terra era minacciata dal secondo conflitto mondiale. In quegli anni, infatti, iniziò ad essere utilizzato in campo navale il compensato marino. In cosa esso differisce dal compensato normale? Esso vede la presenza di più strati di legno, con le fibre disposte tra i foglio così da formare un angolo retto. La sclta di questa angolatura nasce dalla necessità di compensare quelli che sono i movimenti che il legno naturalmente compie.

Il materiale che ne deriva risulta essere molto stabile e non subisce eventuali modifiche ad opera dei vari agenti atmosferici. L’utilizzo di colle e materiali ad hoc hanno fatto sì che l’applicazione in campo marino fosse via via perfezionata. I vantaggi di tale materiale rispetto al mogano sono evidenti: costo ridotto e prestazioni ottime. Il periodo successivo vide il nascere e l’affermarsi della vetroresina, materiale adatto ad essere impiegato anche negli scafi più grandi. Il vantaggio economico, del resto, fece sì che la maggior parte dei produttori sostituissero il mogano con questo materiale per tutta la produzione delle loro imbarcazioni. Tale cambiamento fu sentito soprattutto negli Stati Uniti, territorio all’avanguardia nella produzione degli scafi.

Se, quindi, negli anni Cinquanta gli americani avevano accantonato in mogano, nella nostra nazione il mogano divenne protagonista del settore, seguendo la volontà di molte aziende di produrre scafi esclusivi e di grande qualità. Tra le maggiori aziende attive in questo settore, non possiamo non citare la SVAN (attiva anche nella produzione delle navi della marina nostrana). Il modello di punta di tale linea furono i MAS, delle piccole barche che riuscivano a raggiungere elevate velocità, caratterizzate dal prestigio del legno con il quale venivano realizzati.

Riva Aquarama è invece il nome del motoscafo che, intorno agli anni Sessanta, era considerato il top, per la raffinatezza, la qualità, il controllo dell’imbarcazione stessa. Tutte queste qualità fecero sì che il modello fosse presto noto a tutti come la Ferrari delle onde. La produzione, così come quello della prestigiosa testa rossa, risultava ristretta, aggirandosi circa attorno ai 30 pezzi per anno, articoli esclusivi, destinati a divenire uno status-symbol. Oggi questo tipo di motoscafo è rintracciabile nelle collezioni di pochi appassionati, che darebbero cifre esorbitanti per possederne un pezzo.

Altri motoscafi, invece, dovevano svolgere il ruolo di taxi e, per questo motivo, apparivano rispettosi dei limiti di velocità e, di conseguenza, erano dotati di un motore con una potenza ridotta.

Il tempo, a questo punto, era pronto per una nuova trasformazione. Negli anni 70 nasce invece il modello piede poppiero, che riuscì a fare sì che tutti i modelli, o quasi, potessero raggiungere una potenza pari a 40cv. Autori e fautori di questa rivoluzione furono la Volvo Penta e la Mercury, rispettivamente svedese e statunitense. Ma come funzionano questi sistemi entrofuoribordo? Di fatto in questi caso il motore trova posto a poppa. Altri elementi sono l’elica, il timore e, naturalmente, il motore. Tra i vantaggi di questo modello sicuramente l’ingombro notevolmente ridotto, al quale si unisce la semplicità della manutenzione. Questi fattori hanno fatto sì che tale modello trovasse applicazione in barche medio-piccole.

Contemporaneamente, la vetroresina aumenta il suo impiego, avvicinando al mercato di massa il motoscafo e permettendo così allo stesso di diventare un passatempo se non comune, almeno avvicinabile dal 20% della popolazione.

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