
L’autoclave si trova in tanti condomini di diverse città, in particolare dove l’acqua irrorata dalle municipalizzate non è provvista di grande pressione. Le sue dimensioni sono diverse, a seconda del numero degli utenti che usufruiranno di essa. Sono composte di:
- serbatoio
verticale non molto grande, che si riempie con l’ acqua che proviene dalla rete pubblica; - pompa
elettrica, ( di solito centrifuga ), e con delle dimensione che saranno adeguate alla grandezza del serbatoio e alla rete domestica; - “polmone”
che non è altro che un involucro che ha una specie di camera d’aria, al suo interno, e resiste alle pressioni elevate che genera l’impianto; - pressostato
che è un sensore elettrico usato come interruttore a seconda della pressione raggiunta.
Quando avrete impostato la pressione che desiderate, ( che determinerà come uscirà l’ acqua dai nostri rubinetti ), la pompa elettrica comincerà ad immettere l’ acqua, creando la compressione della camera d’aria ( che fungerà come una molla). Quando l’utente andare ad aprire il rubinetto o scaricherà il water, la pressione scenderà finché il pressostato non consentirà alla pompa di riattaccare.
Chiudendo il rubinetto, la pressione comincerà nuovamente a salire e la pompa si fermerà. E’ ovvio che la presenza della camera d’aria che funziona da ammortizzatore è indispensabile: una lieve variazione della pressione, ( dovuta per esempio ad una perdita delle tubazioni o al pessimo funzionamento di un rubinetto ), causerebbe un ripetuto accendersi o spegnersi dell’autoclave.
Autore: Giovanni Lattanzi