Una grande parte dell’equilibrio termico della casa dipende dall’isolamento della copertura: risultati ottimali si conseguono sia tramite la realizzazione di un tetto ventilato, che è un impianto di isolamento sottotegola con un passaggio d’aria, sia attraverso l’applicazione al solaio di feltri di lana di roccia o di vetro.
L’isolamento della copertura si colloca sottotegola e fra isolante e tegole è meglio porre un passaggio d’aria di minimo 6/8 centimetri, ovvero uno spazio vuoto che permetta ad una lama d’aria di passare dalla linea di grondaia fino al colmo, anche questo ventilato. L’operazione è realizzata usando dei materiali in lana minerale che è ricoperta da pannelli in polistirene espanso oppure da carta bitumata.
È bene essere sicuri che l’impianto consenta all’aria di circolare, perché essa è fondamentale per smaltire il vapore acqueo che si produce all’interno della casa. Per di più, se si possiede un tetto ventilato, nei mesi invernali si evita la formazione di condense e di muffe sotto la copertura e, particolarmente, si evita che con le temperatura afose dei mesi estivi il tetto e il sottotetto si surriscaldino.
Nel momento in cui si decide quale materiale usare per l’isolamento del tetto è necessario verificare, al di là della conducibilità termica, che le capacità date per i materiali isolanti , come stabilisce la normativa UNI 10351, siano misurate a 20°C, e che i possibili cambiamenti di prestazioni siano indicati, in base all’intensità dei fenomeni atmosferici.
Un ottimo suggerimento è di optare per lo spessore dell’isolante considerando il clima e l’elemento disperdente: ad esempio, per l’isolamento di un tetto nell’Italia meridionale, bastano degli spessori di 3 centimetri, mentre al Nord servono da 8 fino a 12 centimetri.
Affinché una continua protezione dal caldo e dal freddo venga garantita, bisogna controllare, dopo dieci anni dall’installazione, che il materiale isolante sia asciutto e integro e che abbia conservato lo spessore che possedeva originariamente.
In più, regolarmente, è consigliabile verificare che l’isolante si trovi ancora nella sua posizione e che rivesta per intero la superficie, garantendo una barriera ininterrotta.
Nel caso in cui si voglia restaurare il tetto è necessario verificare che non ci siano delle armature o degli isolanti costruiti con l’amianto. Quest’ultimo è stato utilizzato spesso nelle costruzioni edificate dopo la Seconda guerra mondiale e il suo utilizzo è stato proibito nel 1992 dall’ordinamento 257.
L’amianto va rimosso perché le fibre che rilascerebbe nell’aria nocciono alla salute. Per il risanamento bisogna indirizzarsi alle ASL oppure alle aziende qualificate che sono iscritte all’Albo nazionale dei costruttori (la categoria è “S22 Bonifica da amianto”).
Autore: Giovanni Lattanzi