È il 1841 quando, per la prima volta, furono installate delle lampade ad arco per l’illuminazione delle vie pubbliche. È il primo esperimento del genere. Heinrich Geissler, un soffiatore di vetro, nel 1856, propone un arco elettrico collocato dentro a un tubo. Antoine Henri Becquerel, nel 1867 mostra il primo modello della lampada fluorescente, invece nel 1875 Henry Woodward brevettò la prima lampadina elettrica. L’anno successivo Pavel Yablochkov idea la sua lampada, alla quale sarà dato proprio il suo nome e che passerà alla storia col nome di candela di Yablochkov. Qual è la particolarità di questa lampada? Essa è assolutamente la prima lampada ad arco con elettrodi in carbone.
Essa è una lampada dal facile utilizzo e sarà usata per la prima volta per l’illuminazione pubblica della capitale francese, Parigi. Invece, l’italiano Alessandro Cruto, nel 1879 decise, prendendo le mosse dalle conferenze di Galileo Ferraris, di creare un filamento adatto alle lampadine elettrice ad incandescenza, da utilizzare in maniera pratica e facile. L’anno seguente ne ideò uno che possedeva un coefficiente di resistenza positivo: nel momento in cui la temperatura saliva aumentava anche lui. Il suo filamento era decisamente superiore a quelli americani, ma non riuscì mai a brevettare la sua invenzione poiché non possedeva fondi. Invece, colui che lo brevettò fu Thomas Edison.
Difatti, Thomas Edison e Joseph Wulson Swan brevettarono, nel 1880, la lampada ad incandescenza, che conteneva al suo interno un filamento in carbonio. Nel 1893 la lampadina a scarica ad induzione, che non aveva bisogno di elettrodi, fu brevettata da Nikola Tesla. Esse venivano alimentate ad alta frequenza. Il tubo di Moore fu inventato nel 1894 (un antesignano delle lampadine a scarica) da McFarlane Moore che gli diede il suo nome.
Giungiamo al XX secolo. Peter Cooper Hewitt inventò nel 1901 la lampada a scarica con vapori a mercurio. Nel 1903 William Doolidge introdusse il filamento di tungsteno. La lampada al neon fu inventata da Georges Claude nel 1911. Bisognerà attendere il 1926 per la lampada fluorescente, quando il suo creatore, Edmund Germer la brevettò.
Nick Holonyak inventò il Led a luce visibile di uso comodo e semplice nel 1962.
Tipi di lampadine
Le lampadine sono catalogate secondo la loro tensione di alimentazione, che si misura in Volt, o secondo la loro potenza, che si misura in Watt. La potenza non segnala in maniera diretta il flusso di luce emesso, e che si misura in lumen. Il flusso di luce che viene emesso è contraddistinto dall’efficienza luminosa della lampadina, cioè dal rapporto tra l’energia elettrica assorbita e quella luminosa visibile.
Esiste però un terzo criterio di giudizio in base al quale le lampadine sono classificate, cioè la loro forma. Le lampadine in commercio posseggono delle forme e delle misure molto differenti tra loro. La più comune, che oramai identifichiamo come la lampadina per eccezione, è la lampadina a goccia. Ma noi potremmo scegliere molti altri tipi di lampadine: ci sono la lampadina a sfera e quella a oliva, la lampadina tubolare e quella a tortiglione, oppure la lampadina a peretta e tante, tante altre ancora.
Esistono anche altri criteri per catalogare le lampadine. Per esempio a seconda della tonalità di luce oppure della temperatura di colore (come può venire anche chiamata) emessa, che può risultare più fredda oppure più calda. Questa si misura in Kelvin. Quella che tende verso la porzione rossa dello spettro è la luce calda e deriva da un corpo che in realtà è più freddo.
L’ultima peculiarità, infine, che contraddistingue le lampadine è il loro attacco, che si chiama virola. Essa può essere di ottone, di acciaio nichelato e di alluminio e può avere forme differenti, a baionetta oppure a vite. Secondo la potenza della lampadina, la virola ha forma e dimensione differenti.
Autore: Giovanni Lattanzi