OGM: sviluppo, effetti, etichetta

Al momento della loro comparsa gli organismi geneticamente modificati erano caratterizzati da una elevata semplicità, ed erano interessati da modifiche tutto sommato ridotte e di facile intuizione.

Con il passare del tempo e l’evolversi delle conoscenze in materia, le modifiche applicabile crebbero notevolmente di complessità. Iniziarono così ad essere sfruttati anche dei particolari enzimi, che lavorano come delle formici, riuscendo a tirar fuori dei pezzetti di Dna dal genoma di origine. Tali enzimi, definiti “di restrizione”, a questo punto si servono del Dna ligasi al fine di inserire tali pezzetti nel cosiddetto “vettore ricevente”. Nella categoria di questi ultimi rientrano virus, plasmidi e batteri.

In realtà, è bene sottolineare che le modifiche genetiche non sono solo frutto dell’ingegneria genetica, ma risultano spesso da incroci che casualmente si verificano in natura. A questo punto viene spontaneo chiedersi quale delle due opzioni sia preferibile, se le modifiche frutto di ingegneria genetica o le modifiche che la natura spontaneamente ci offre. La differenza principale è rintracciabile nella prevedibilità dei risultati. In altre parole, l’ingegneria si basa su una selezione di tipo genotipica, che prende piede proprio da caratteristiche intrinseche genetiche. Viceversa, i processi naturali si servono di modifiche di tipo fenotipico (che partono da caratteristiche visibili).

Come si sono sviluppati i progetti relativi agli OGM

Gli Ogm hanno oggi diverse applicazioni, dalla farmacia alla volontà di ridurre gli effetti dell’inquinamento sull’ambiente o, anche e soprattutto, la volontà di ottimizzare la resistenza a malattie. Fondamentali sono gli studi di tale settore nel campo della ricerca contro i tumori.

L’agricoltura vede gli Ogm protagonisti nella necessità di salvaguardare le piante da eventuali ghiacciate, cosi come avviene grazie agli azotofissatori.

Nel campo del cibo, invece, l’utilizzo degli Ogm consente di ottimizzare alcuni valori nutrizionali di alcuni alimenti (tale applicazione trova posto non solo nel campo di cibi per l’uomo, ma anche dei mangimi per animali).

Effetti, benefici e difetti

Da più parti vengono sottolineati i risvolti positivi di tali applicazioni genetiche su tutti i settori. In realtà, però, molti guardano con ostilità a questo mondo. Nella nostra nazione non sono presenti coltivazioni di Ogm, ma il commercio con gli USA garantisce comunque la presenza di tale sostanza nel nostro paese. Attualmente, nel nostro continente, la produzione appare limitata alla Spagna e al vicino Portogallo, ma anche al territorio francese e tedesco, oltre alla presenza in Repubblica Ceca. Nella nostra penisola sono invece ancora in fase di sperimentazionele colture che insistono in territorio siciliano, oltre che in Basilicata.

E’ da quattro anni che gli Ogm “possono” trovare l’adeguati spazio in Europa. Basti pensare che prima di questa data le presenze erano limitate a prodotti di importazioni, nel rispetto delle restrizioni imposte dalla legge.

A quali criteri devono rispondere gli Ogm per entrare nel territorio europeo?

Per prima cosa essi devono possedere un’etichetta chiara e precisa. A dire il vero, però, non tutte le sostanze geneticamente modificate sono a norma. Mais, colza e pochi altri sono tra gli alimenti accettati.

Quali sono, dunque, i pericoli, per l’uomo ancora da nessuna parte è detto con certezza. Le ricerche presentate, ora ad opera di ricercatori, ora ad opera di ambientalisti, non riescono a dare una risposta univoca all’annoso problema.

Particolarmente controverso risulta lo studio di eventuali effetti negativi delle colture di Ogm sull’area circostante. Diversi studi realizzati da ambientalisti hanno infatti dimostrato che tali colture sarebbero in grado di “infettare” anche i campi vicini. Per tale ragione potrebbe capitare a chiunque, pur non volendolo, di mangiare organismi geneticamente modificati. A dispetto di ciò, nessuno stato sembra aver emanato delle leggi volte a garantire la dovuta distanza tra colture ad origine controllata e coltivazioni tradizionali.

Come leggere le etichette dei prodotti alimentari per capire se hanno origini OGM

La parole Ogm è oggi di uso comune, a tal punto che per molti tale vocabolo è divenuto sinonimo di “non-salute”. Proprio la volontà di comunicare un’immagine genuina, infatti, ha portato molti produttori a scrivere sui propri prodotti a caratteri cubitali che il proprio prodotto non contiene ogm. Del resto, al fine di evitare associazioni negative, anche chi degli Ogm fa uso tende a non precisarlo in maniera evidente nella propria confezione.

In ogni caso, la presenza di Ogm come specificato da una legge dell’aprile del 2004 deve essere chiara e trasparente, oltre a dover informare sulla origine del prodotto.

D’altronde, l’associazione Ogm-pericolo è del tutto immotivata. Se così non fosse, sarebbero vietati per legge tali sostanze.

La segnalazione deve essere molto chiara, e la presenza di ogm deve essere visibile ed inequivocabile. (In particolare deve essere specificato quale sia l’organismo modificato). Tale regola deve essere applicata a tutti gli alimenti (siano essi in confezioni o sfusi). Da non dimenticare che tale legge è in vigore dalla primavera del 2004, gli alimenti prodotti prima di allora, quindi, potrebbero non contenere queste informazioni.

La percentuale di prodotti Ogm risulta particolarmente alta in prodotti che derivano mais e soia.

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